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GenovaGenova: non è possibile innamorarsi di Genova a prima vista. La città come la definisce una vecchia guida è singolare e misteriosa. La si deve scoprire a poco a poco con la gioia del ricercatore, dell'esploratore.


Il nome Genova: un antico mito riportato da Jacopo da Voragine lo fa risalire all’eroe troiano Giano che in fuga da Troia sbarcò sulla costa ligure e fondò una fortificazione, dove in seguito si insediò il primo nucleo della città, sulla collina di Sarzano. Altri lo fanno derivare dal dio bifronte “Giano”, ma è più vicino alla verità chi lo fa derivare da “janua” cioè “porta” per la particolare posizione geografica dell'insenatura, cioè porto naturale aperto verso la pianura padana e il mare Tirreno.


Per chi ha il tempo (e la voglia) di visitare bene la città non mancano guide regionali, intelligenti, con itinerari conseguenti.


Per chi ha fretta prendere a Piazza Portello l’ascensore per Spianata Castelletto per ammirare la città dall’alto: il porto, la distesa dei tetti di lavagna, gli alti campanili e la città arrampicata sulle colline, i forti dalle mura seicentesche che coronano la cresta delle colline che abbracciano la città.


Ridiscesi raggiungere la vicina Via Garibaldi che prosegue con Via Cairoli, fiancheggiate dai più bei palazzi d'Europa, recentemente promossi a patrimonio dell’umanità dall’Unesco.


Osservare i giardini pensili, i grandiosi porticati e in particolare del Palazzo Lomellini al nr 7, del Palazzo Tursi (Municipio), del Palazzo Bianco, e del Palazzo Rosso (le due principali pinacoteche) ed in Via Caioroli il palazzo della Meridiana.


Tornare indietro, attraversare Piazza Fontane Marose con i bei palazzi Pallavicino e Fieschi, salire Via XXV Aprile e raggiungere piazza de Ferrari, il centro della città, con il Teatro dell’opera Carlo Felice, il Palazzo dell’Accademia ligustica, il Palazzo della Regione, i due palazzi di stile liberty e la facciata laterale del Palazzo Ducale.

Fare una deviazione per ammirare casa di Cristoro Colombo e porta Soprana. Ritornare in Piazza de Ferrari e scendere la breve Salita San Matteo per trovarsi in quel gioiello di piazzetta San Matteo, una degli esempi più puri di residenza consortile della famiglia Doria.


Ritornare in piazza de Ferrari e attraverso l’ingresso laterale del palazzo Ducale entrare nel grandioso atrio e cortile del palazzo (salire anche al primo piano e vedere la torre Grimaldina il cortile sottostante e se possibile la cappella). Uscire in piazza Matteotti dall’ingresso principale del palazzo e osservarlo nella sua magnificenza.


Fare una piccola deviazione per salita Pollaioli per recarsi e vedere la chiesa di San Donato con la sua piazzetta, tra le più antiche. Li vicino vi è anche piazza delle Erbe resa recentemente famosa da De Andrè.


Ritornare in Piazza Matteotti e scendere verso il porto da via San Lorenzo, ora solo pedale, una bellissima via che fiancheggia la cattedrale di San Lorenzo, si apre in piazza San Lorenzo, la Cattedrale (visita) e prosegui fino a piazza Raibetta che con il palazzo S. Giorgio (la prima banca di Europa e ora sede del consorzio del Porto), si apre sul porto Antico, con il suo Acquario tra i maggiori di Europa, il Galeone dei Pirati il Museo del Mare, il Museo dell’Antartide, la via del Molo con la porta Siberia (da Liboria, perché lì attraccavano le navi con il carico di grano) di Galeazzo Alessi e ora sede del Museo del Luzzati. Da porta Siberia si possono ancora percorrere i resti delle mure del molo e di Malapaga. Chi ricorda il famoso film con Jean Gabin girato proprio lì?


BoccadasseChi ha voglia di una boccata di aria marina e di un paesaggio ancor ben conservato di pescatori si rechi con l’autobus 31 (dalla Stazione Brignole, che si apre su piazza della Vittoria, esempio di architettura degli anni 1930, con il monumento ai caduti della guerra del 15-18) a Boccadasse.


Ed infine, per capire un po' la città e il carattere della gente un minimo di storia ci vuole. Lasciamo stare l'epoca preromana di cui poco si conosce. Contrariamente ad altri centri liguri, Genova fu fedele a Roma e per questo fu saccheggiata e distrutta da Magone Barca, fratello di Annibale nel 205 a.c. . avere il "magone" per dire lo strozzo di pianto, probabilmente deriva da quel episodio storico.


Fu subito ricostruita dal console romano Spurio Lucrezio. Per la ristrettezza del territorio durante tutto il Medioevo si costruì e ricostruì sulle fondamenta delle vecchie abitazioni, anche risalenti anche all’epoca romana, elevando le case anche a sette piani, per quell’epoca, veri grattacieli. Una sentenza scritta su una tavola di “bronzo” risalente al 107 a.c. testimonia una supremazia di Genova sul suo immediato entroterra.


E ora una grande saldo di secoli fino al XI secolo quando la piccola città compresa fra la collina del Castello e il porto, senza soluzione di continuità, dopo aver subito un tremendo saccheggio da parte di pirati Saraceni, si da una struttura politico-urbanistica che rimase immutata fino al XVI secolo e che le diede il suo aspetto più caratteristico. Si sviluppò una struttura oligarchica retta da vere consorterie rappresentate da famiglie potenti, ciascuna padrona del suo quartiere o sestiere con i portali di ingresso, le torri, la chiesa privata (ecco la ragione delle innumerevoli chiese, anche una vicino all’altra).


Per ampliare la ristrettezza dei vicoli in cui si agglomeravano gli abitativi, il piano terreno degli stessi si apriva sulla via in vasti fondaci.


Una società aggressiva tesa alla conquista, attraverso il potere navale del Mediterraneo (guerre contro Pisa, contro Venezia, contro la pirateria...) e la creazione di un sistema coloniale nel vicino oriente. Società alleata nella difesa dell’autonomia della città e degli interessi comuni, una fazione in continua guerra intestina.


Gli aspetti urbanistici che ne derivarono furono: l’innesto del porto direttamente nella viabilità cittadina (aspetto positivo che venne tagliato fuori con la costruzione di Piazza Cavour e via Carlo Alberto, ora via Gramsci), l’assenza di importanti spazi pubblici, l’assenza di vie carreggiabili verso i valichi montani che comunicano con la valle Padana, sostituiti da mulattiere, le creuse, le vie del sale. Percorribili e in parte ben conservate ne esistono ancora tredici.


Le torri dei vari quartieri vennero fatte abbattere per unire l’arroganza e la faziosità delle varie consorterie.
Venne salvata la Torre degli Embriaci, in onore di Guglielmo Embriaci.


Per cercare di porre fine a queste eterne lotte fra fazioni agli inizi del XIV secolo venne istituito il "dogato". Il primo "Doge" fu Simone Boccanegra. Gli amanti della lirica conosceranno l’omonima opera di Giuseppe Verdi. 


Dopo la scoperta dell’America si ebbe il declino marinaro del primato Mediterraneo e il patriziato genovese avendo accumulato una grande ricchezza si diede alla finanza, al commercio, alla cantieristica navale per Carlo V e si aprì alla nuova cultura rinascimentale. Abbandonò le antiche dimore dei carruggi e si fece costruire i meravigliosi palazzi di via Nuova (Via Garibaldi), Via Nuovissima (Via Cairoli), Via Balbi e ad altre dimore principesche.


Con la riforma di Andrea Doria del 1528 si ebbe una repubblica oligarchica che con alterne vicende durò fino all’avvento dell’era napoleonica.

 

 

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